Donne&Allenamento

Martedí 27 Novembre, presso l’auditorium di Galbiate, sarò ospite della seconda serata di #essereDONNAsempre.

Racconteró quella che è stata la mia esperienza di questi anni come trainer, condividendo il mio pensiero sull’allenamento femminile e sperando di riuscire a trasmettere qualche spunto interessante, e magari meno conosciuto.

Le donne che si allenano con me lo sanno, mi piace lavorare sulla forza, utilizzando anche degli adeguati sovraccarichi, allenando in maniera globale.
Sarà una buona occasione per sfatare qualche mito molto comune proprio sul tema femminile come i sempre rinomati ‘i pesi mi fanno ingrossare’ e ‘le braccia io non le alleno!’.

Vi aspetto!

 

ENRICO PALEARI
Home delivery Coach

 

EPpy Arbitri!

Sapevate che da settembre sto lavorando con gli arbitri di calcio di Serie B?
Una buona occasione per condividere un argomento che mi ha sempre affascinato: lavorare con gli atleti. 

Chiusa l’esperienza con l’Inter a fine giugno, avevo deciso di prendermi una pausa dal calcio.
Ad estate inoltrata, poco prima della partenza per le vacanze,  mi si é presentata l’opportunità di seguire come preparatore atletico un piccolo gruppo di arbitri di Serie B, e categorie inferiori.
L’impegno si incastrava bene nella mia agenda, e sentivo di poter avere quella licenza poetica che mi avrebbe permesso di impostare il lavoro in maniera più libera, sfruttando le conoscenze portate a casa negli ultimi anni. Accetto e si parte!

Faccio una premessa che secondo me é fondamentale per il nostro ruolo di trainer.
Quando si ha a che fare con degli atleti, non è sempre facile inserire principi e mezzi di allenamento diversi da quello che é stato il loro vissuto. E se ritengo che questa cosa sia vera anche con la general population, con tutti i falsi miti del caso, nel calcio e limitrofi lo è ancora di più.

Senza girarci troppo attorno, siamo legati ad una preparazione atletica vecchio stampo, per molti versi ormai antica e superata, dove il lavoro aerobico e la corsa la fanno da padrone, e si programma in virtù dell’impegno partita: il lunedì scarico, il martedì carico, il giovedì velocità.
Quei pochi atleti, di più o meno elevato rango, che ho seguito lo sanno bene: mi piace lavorare sulla forza, mi piace lavorare sul muoversi correttamente, mi piace il lavoro coordinativo, mi piace l’alta intensità.
Praticamente tutto l’opposto a cui i miei arbitri erano stati abituati!
Il tutto indipendentemente dal risultato del match o del giorno della settimana. E soprattutto fregandomene del famoso principio della specificità secondo cui ‘siccome i miei arbitri fischiano x volte durante la partita, dovrei allenarli a fischiare meglio’ (l’avete capita?!).

Strategies? A mio parere due.
La prima: entrare a gamba tesa, stravolgendo la metodologia che si portavano dietro probabilmente da sempre, con i relativi rischi.
La seconda: una modifica graduale, inserendo nuovi elementi, instaurando un rapporto di fiducia probabilmente più immediato, con meno rischi.
L’opzione di mantenere il vecchio modello di lavoro, in cui non credo a pieno, non la considero neanche lontanamente! Ogni trainer deve sapere mettere in gioco la propria esperienza e professionalità, a volte anche sperimentando. 

Dopo tutte queste supercazzole, cosa ho fatto questi primi due mesi con i miei arbitri?
Non ho stravolto, cercando di capire quali fossero le loro esigenze, il loro background e le loro caratteristiche fisiche e mentali. 

Che idea mi son fatto? Forza: mai allenata, così come la parte coordinativa. Un’ottima resistenza generale (praticamente questi corrono e basta!!), che andava però completata con lavori più high intensity. Lavoro preventivo ‘aka’ correttivo da incrementare, con gli adeguati compromessi di tempo e spazio. 

Poco alla volta, ho cercato di inserire queste cose con gradualità. Loro hanno risposto bene, e quindi questa settimana jolly!

Conscio della pausa campionato per le nazionali, e quindi di un loro status mentale meno focalizzato sul match (si, gli atleti sono psicopatici!), butto dentro per la prima volta una cosa che probabilmente non avevano mai fatto prima. 

Chi mi conosce ormai lo sa, trovo il metodo Mike Boyle come uno dei più validi sul pianeta terra e quindi ‘viola, violino e violoncello‘ si va di foam roller e release miofasciale, stretching statico e attivo-dinamico, mobilità, per poi passare alla buona vecchia scaletta per coordinazione e pliometria.

Risultato? Una mezz’ora di allenamento diversa, con aspetti che non avevano mai assaggiato.
I feedback mi sono sembrati positivi, il lavoro é stato fluido e sensato, io sono soddisfatto per aver sfoggiato uno dei miei cavalli di battaglia preferiti.

Qui sotto vi riporto una parte del lavoro svolto! Non sono perfetti, I know! Ma d’altronde noi cosa siamo lì per fare? 

Morale della favola? Fiducia, sensibilità, voglia di sperimentare e di osare. 

Ah, non attaccatevi alla scusa del materiale a disposizione per tutti!
Io ho usato 5 rulli fai da te, 5 bastoni, 5 tappetini, 2 scalette, tutta roba facilmente reperibile.

DO YOUR JOB, ALWAYS!

NB. In questo articolo sono presenti pensieri e convinzioni mentali del sottoscritto, di probabile non totale condivisibilità da parte dei lettori. Pace e bene!

ENRICO PALEARI
Home delivery Coach